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Allevamento della Faraona

Testa di FaraonaAllevata e apprezzata per la sua ottima carne già dai Greci e dai Romani, la Faraona domestica deriva, secondo il Chigi, dalla selvatica Numida meleagris, originaria dell’Africa Occidentale.

È un gallinaceo di medie dimensioni che presenta il portamento e le forme di una grossa pernice. Ha la testa nuda e piccola, sormontata da un cimiero corneo che ricopre un processo osseo del cranio. I bargigli, cartilaginei, sono rossi. I tarsi, che nelle faraone selvatiche sono grigio-nerastri, nelle forme domestiche possono essere totalmente giallo-arancio, grigio neri o neri macchiati di giallo. Il piede ha dita relativamente corte. Gli speroni sono assenti in entrambi i sessi ed il dimorfismo sessuale è poco evidente con la femmina un po’ più grande del maschio: il maschio adulto pesa mediamente 1,800 kg, la femmina 2,000 kg. È di indole molto timorosa e nell’allevamento familiare si comporta come gregaria, vivendo in branchi.

Nell’allevamento rurale di bassa corte non familiarizza con le galline mentre mostra notevole affinità con i tacchini, con i quali pascola in gruppo. Nidifica a terra, preferibilmente dietro cespugli o siepi. Ottima pascolatrice, è molto attiva nella caccia alle larve di dorifora della patata (Doryphora o Leptinotarsa decemlineata).
L’allevamento della faraona può rappresentare anche un valido mezzo per il contenimento delle popolazioni di Calliptamus italicus italicus (Cavalletta), la cui presenza, negli ultimi cinque anni, è aumentata in alcune regioni italiane in modo preoccupante, con il verificarsi di vere e proprie infestazioni e danni alle derrate alimentari.

Il rapporto ottimale tra i sessi è, in allevamento, di un maschio ogni due femmine oppure, sfruttando l’istinto gregario proprio della specie, di tre maschi ogni dieci /dodici femmine.

Produce carne e, stagionalmente (da marzo a settembre), circa cento uova di piccole dimensioni (45 g circa) dal guscio molto duro color mattone slavato.

Il numero delle uova può aumentare anche fino a duecento, deposte nell’intero arco dell’anno, utilizzando sistemi di allevamento intensivi ed adottando accorgimenti particolari (riscaldamento e programmi luce adeguati).

Stampa di FaraonaL’allevamento tradizionale della faraona, particolarmente praticato nelle campagne venete, lombarde, emiliane e romagnole, prevedeva che gli animali usufruissero della quasi completa libertà. Le faraone adulte vagabondavano nei campi dove cacciavanoinsetti e beccavano semi anche minuti di erbe infestanti o foraggere. Anche per il riposo notturno non facevano ritorno al pollaio, preferendo appollaiarsi sugli alberi.

La deposizione delle uova avveniva di solito in un nido a terra, nel grano, in un prato o nel folto di una siepe, cosa che rendeva particolarmente aleatorio l’allevamento della specie dal momento che molte uova andavano perdute.

I faraoncini, schiusi dopo 28 giorni di incubazione naturale, venivano allevati, per circa un mese al chiuso, ed erano alimentati con un impasto di radicchio rosso tritato, uova sode, farina di mais e tritello. Dopo questo periodo i faraoncini venivano inviati al pascolo.

I primi tentativi di razionalizzare l’allevamento della faraona, in ragione di una forte richiesta di faraoncini di un giorno, portarono gli agricoltori a formare gruppi che dagli iniziali un maschio per due femmine diventarono sempre più numerosi, addirittura in qualche caso si ottennero schiuse eccezionali dall’incubazione di uova deposte da femmine servite da maschi immessi nel gruppo in ragione di uno ogni sette/otto femmine. Il sistema brado, benché richiedesse investimenti limitati sia per i ricoveri che per l’alimentazione basata essenzialmente sul pascolo, presentava però scarsa praticità nella raccolta delle uova, con notevolissime perdite, nella cattura dei soggetti per eseguire le vaccinazioni e la somministrazione di antielmintici.

Le forme di allevamento tradizionale, più razionalizzato e moderno, prevedono che i faraoncini, che nascono dopo un periodo di incubazione naturale o artificiale di 27-28 giorni, vengano alimentati con miscele ricche di proteine, vitamine ed elementi minerali ed allevati al chiuso per circa un mese. Dopo questo periodo, gli animali usufruiscono del pascolo dove, nutrendosi della parte più tenera delle essenze vegetali e di larve di insetti e di vermi, riescono a coprire i fabbisogni alimentari.

L’allevamento all’aperto, biologico e non, razionalizzato e utilizzato negli ultimi anni per la produzione di carne di qualità, prevede l’utilizzazione di ricoveri (arche) attrezzati con posatoi, dato che il loro scopo è limitato al riposo notturno degli animali, e dotati di zone esterne di almeno 10 mq/capo, in modo che gli animali possano usufruire del pascolo secondo i loro fabbisogni, mantenendo produttivo il cotico erboso.

L’allevamento intensivo può avvenire a terra, in clausura parziale, oppure completamente al chiuso, in capannoni simili a quelli utilizzati per i polli e dotati di posatoi, mangiatoie automatiche, abbeveratoi ed eventualmente, se non sono destinati al solo ingrasso, anche cassette per la deposizione delle uova, oppure ancora in batteria (per la produzione dell’uovo da cova).

Negli allevamenti a terra in clausura parziale i capannoni sono dotati di parchetti esterni cui i volatili hanno libero accesso qualora l’età e le condizioni meteorologiche lo consentano.

L’incubazione delle uova è generalmente naturale nei piccoli allevamenti familiari, nei quali, quando il numero di uova da incubare è abbastanza grande possono essere utilizzate come chiocce galline o tacchine.

Negli allevamenti specializzati l’incubazione è invece artificiale, utilizzando le normali incubatrici elettriche, con una temperatura media di 37°C ed una umidità relativa del 70%. I faraoncini possono essere venduti subito (ad un giorno) o all’età di 3 settimane.

L’allevamento dei faraoncini avviene, come nell’allevamento avicolo, in pulcinaie dotate di cappe calde: riutilizzano a questo scopo lampade a gas o elettriche a raggi infrarossi, poste a debita altezza in modo da garantire il riscaldamento al suolo, sistemate al di sopra di box circolari, generalmente in faesite, della capienza di 50-60 capi. La permanenza in pulcinaia dura 10-15 giorni nella stagione estiva, circa 20 in quella invernale.

Per le faraone destinate all’ingrasso l’allevamento si protrae per 90-100 giorni, al termine del quale pesano 1,200-1,400 kg. Il programma alimentare può essere suddiviso in due periodi (Balanini D., Zootecnica speciale, Ed agricole):da 0 a 9 settimane e da 9 a 12 settimane.

Durante il primo periodo, a partire da 4-5 giorni di età verrà somministrata una dieta contenente il 21% di proteine. Nel secondo il tasso proteico sarà del 19%. I consumi di mangime sono mediamente di 4 kg /1 kg di incremento di peso vivo.

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