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Benessere Animale: l'attività è in fermento

Il benessere animale è un problema molto sentito negli ultimi tempi, soprattutto a causa delle pressioni delle associazioni animaliste e del necessario recepimento delle normative europee in materia.

Ma che cosa si intende in realtà con il termine “benessere animale”? Si intende una condizione psicofisica dinamica dell’animale per quanto concerne i suoi tentativi di adattarsi all’ambiente. In questo senso, il benessere è un concetto quantitativo, non qualitativo: vi sono cioè livelli diversi di benessere animale. In questo senso il concetto di stress comprende tutte le turbative ambientali che sovraccaricano i sistemi di controllo e di regolazione dell’animale e ne riducono l’efficienza. Il benessere al contrario, mantiene intatta l'efficienza e mantiene sano e produttivo l'animale.

Ma ora sorge spontaneo chiedersi su come verificare in forma obiettiva le condizioni di benessere e di come accertare le sue variazioni connesse alle condizioni ambientali. Vi è in sostanza il rischio di avere a disposizione una serie di norme legislative, che rischiano però di non essere scientificamente valide e corrette.

Fermo restando che un animale in stato di sofferenza ha una notevole difficoltà a produrre e/o riprodursi, andiamo a considerare le sempre più frequenti nascite di animali nei vari zoo nel mondo; nascite di specie magari in via di estinzione, che nonostante la cattività riescono a raggiungere quell'equilibrio psicofisico che permette loro di riprodursi, eventualità assai più rara ormai allo stato selvaggio. Alimentazione bilanciata, condizioni igienico sanitarie favorevoli e tanti altri fattori predisponenti permettono il 'miracolo'.

Tutte le teorie di benessere animale che tengono conto di spazi, habitat, condizioni climatiche e microclimatiche favorevoli, a questo punto vengono messe in discussione.

Possiamo dire che è più salutare per noi vivere in un mini appartamento di 30 mq senza balcone, piuttosto che nell'antrone della stazione centrale o sotto l'arcata di un un ponte, per quanto spazio possiamo avere a disposizione, ma indifesi, vittime delle avverse condizioni atmosferiche e in stato di carenza igienico sanitaria.

Sono le condizioni igienico sanitarie a questo punto, che giocano la differenza. I metodi di prevenzione nell'allevamento avicolo intensivo sono molto efficaci ed evitano il più delle volte le terapie. Animali più sani quindi, e di conseguenza più sicurezza per il consumatore. Le normative europee che impongo l'allevamento della gallina ovaiola a terra, allo stato attuale delle cose sono ancore premature. Vi sono dei fattori di benessere animale che vanno a scontrarsi con la tutela del consumatore in termini di sicurezza e perché no, di costi.

Fatto salvo il concetto pocanzi espresso riguardo agli animali che si riproducono nei giardini zoologici, possiamo estenderlo alle galline ovaiole allevate in gabbia. Chi è in grado di dirci con sicurezza se effettivamente soffrono, e in che misura soffrono. Alla stessa stregua di un cane o un gatto tenuto in appartamento? Vietiamo allora il possesso di animali a chi non possiede un giardino. Sarebbe un'idea, coerente soprattutto. Senza però tener conto che l'animale, cane o gatto che sia, è abituato fin da cucciolo in quella condizione e altre non ne conosce ed è felice così.
E' questa ovviamente una provocazione, atta semplicemente a far riflettere ciascuno di noi sulla vera essenza del benessere animale, dato che i parametri principali del benessere sono la produzione, e nell'allevamento intensivo. Senza artificio alcuno, ma grazie a razze e genetica ottenuta naturalmente in decenni di selezione, si sono raggiunti livelli di produzione elevatissimi, con bassissimi consumi di mangime e questo a tutto vantaggio del consumatore.

Sono comunque al lavoro i maggiori esperti nazionali ed internazionali per trovare il giusto compromesso tra benessere animale, sicurezza alimentare e costi di produzione.

Prossimamente pubblicheremo una sitografia il più possibile completa, per permettervi di approfondire le conoscenze sul tema.

Poultrynet

Fieravicola di Forlì 2009: apre i battenti

Giovedì 2 Aprile riaprirà i battenti la 46^ Fieravicola di Forlì. Spostata la data storica che vedeva la manifestazione ad inizio autunno, quest'anno il cambiamento fa aprire i padiglioni nella prima settimana di Aprile.

Diventata biennale nel 2007, e lasciatasi alle spalle la grave crisi di mercato provocata dall'onda emotiva dell'Aviaria, quest'anno riaprirà all'insegna dell'internazionalizzazione. Con l'occasione arriveranno a Forlì importanti delegazioni da Kazakistan, Uzbekistan, Moldova, Russia, Ucraina e Turchia. Ancora di più quest’anno la manifestazione si mette a servizio delle imprese del settore favorendo l’incontro con i buyer più significativi nello scenario attuale.

L'Edizione 2009 di Fieravicola prevede la partecipazione di oltre 250 espositori, dei quali oltre il 20% esteri; si svolgerà su un’area espositiva di quasi 20mila mq. Così Fieravicola si conferma la vetrina significativa sulla scena internazionale per le relazioni professionali e d’affari tra l’Italia, l’Est europeo e il bacino del Mediterraneo.

Partecipazioni importanti delle maggiori associazioni scientifiche e culturali del settore, e per citarne solo qualcuna: SIPA - Società Italia di Patologia Aviare, WPSA - World Poultry Science Association, ASIC – Associazione Scientifica Italiana di Coniglicultura.

Fieravicola è organizzata dalla Fiera di Forlì con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, della Regione Emilia Romagna, della Provincia e della Camera di Commercio Forlì-Cesena, e con la collaborazione dell’ICE, Istituto Nazionale del Commercio Estero.

Ricordiamo inoltre a tutti i sigg. Veterinari che l'1 e il 2 Aprile si svolgerà il consueto appuntamento di aggiornamento organizzato dalla Società Italiana di Patologia Aviare in collaborazione con la Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Forlì-Cesena e con il supporto dell' IZS della Lombardia ed Emilia Romagna.

La psicosi del brodo di cappone - Michele Serra

Michele Serra nasce a roma il 10 Luglio 1954 e all'età di 5 anni si trasferisce a Milano con la famiglia. Frequenta le scuole e prende la Maturità Classica al Manzoni. Si iscrive quindi alla facoltà di Lettere Moderne per interrompere poi gli studi al terzo anno. Nel 1975 inizia a lavorare per il quotidiano l'Unità e partendo come semplice dimafonista arriva a ricoprire i ruoli di redattore e inviato sportivo. Giornalista eclettico e scrittore dalla satira pungente ha spaziato in vari campi, da autore telesivivo a umorista.

Poteva mancare una sua satira sul tema della psicosi da Influenza Aviaria? No di certo! Capitando sul sito de "L'Espresso" mi sono imbattuto in uno suo scritto molto bello - "La psicosi del brodo di cappoine" - che in chiave umoristica spiega molto seriamente che la psicosi dell'Aviaria è stata per così dire una vera e propria crisi di panico senza alcun fondamento. Si è trattato infatti di una psicosi collettiva alimentata inizialmente dai media e poi protrattasi per inerzia, fino a quando una presa di posizione a livello politico non ha introdotto l'etichettatura e condotto una vera e propria campagna di informazione corretta.

La psicosi del brodo di cappone
di Michele Serra

E' molto più facile morire per un incidente domestico che per l'aviaria: ciononostante la gente crede che una casa senza crocchette di pollo sia un luogo protetto.

Più o meno ogni giorno, da mesi, gli esperti ci spiegano che ci si può ammalare di aviaria solo attraverso il contatto diretto con un uccello migratore ammalato. Sono stati individuati cinque modi principali per contrarre il virus:

1. Leccare un cigno morto;
2. Andare appositamente in Asia e voltolarsi nudi nella cacca di pollo per almeno un'ora;
3. Inghiottire al volo un tordo crudo;
4. Pulire con la lingua un cornicione imbrattato dai piccioni;
5. Limonare con un barbagianni.

In Asia il virus è endemico tra gli uccelli di ogni tipo da una diecina d'anni, ma sono morte solo poche decine di persone, in condizioni igieniche pessime e tutte a causa di uno dei comportamenti sopra descritti.

Statisticamente, è molto più facile morire per un incidente domestico che per l'aviaria: ciononostante la gente crede che una casa senza crocchette di pollo e con la canna fumaria intoppata sia un luogo protetto. E che tenere in giardino due rottweiler nevropatici sia molto più sicuro che avere una gallina.

È in questo clima che in Italia dilaga la psicosi del pollo assassino. Milioni di consumatori sono convinti che i petti di pollo, il brodo di cappone e le uova sode uccidano all'istante non solo chi li mangia, ma anche chi li nomina. Questa pollofobia non ha alcun interesse per i virologi, ma appassiona gli studiosi di psicologia di massa.

La domanda che è alla base di questa disciplina venne formulata, alla fine dell'Ottocento, dal medico tedesco Otto Trauber, nel suo famoso saggio 'Ma la gente, è cretina?'. Trauber aveva studiato a lungo la credenza popolare secondo la quale, se una donna con le mestruazioni tocca una pianta, la fa appassire. Fece un esperimento: chiese a cento donne mestruate di toccare un mazzo di fiori. Il mazzo, ovviamente, non appassì, ma la centesima donna, un'obesa di Düsseldorf, inciampò avvicinandosi al vaso e schiacciò i fiori. Al dottor Trauber apparve chiaro che l'esperimento aveva dimostrato empiricamente ciò che anche la logica suggerisce: e cioè che non esiste rapporto tra mestruazioni e stato di salute della flora. Ma le protagoniste dell'esperimento non furono di questo parere: vedendo i fiori schiacciati, si considerarono colpevoli collettivamente del triste epilogo, piansero a lungo e picchiarono duramente il dottor Trauber perché le aveva indotte a rovinare dei fiori così belli.

Trauber elaborò il suo postulato scientifico più celebre: 'La gente crede solo a quello in cui vuole credere', che è il titolo del suo secondo saggio. Il terzo, scritto poco prima di morire, era un malinconico testamento scientifico: 'Questi qui non la capiscono neanche se gliela ficchi in testa a martellate', accolto severamente dalla critica del tempo che giudicava l'opera di Trauber antipopolare e contraria allo spirito positivista dell'epoca.

Al di là delle controverse teorie di Trauber, non c'è dubbio che diversi accadimenti, dalla sua morte ai giorni nostri, avvalorano almeno una parte delle sue conclusioni. Comportamenti e convinzioni privi di qualunque supporto razionale (come la paura di contrarre l'aviaria mangiando pollo) hanno spesso larghissima diffusione. Dall'idea che esista davvero l'impero sommerso di Atlantide, con i tritoni, le sirene e tutto il resto, all'idea, ancora più pazzesca, che esista la Padania. Dagli avvistamenti degli Ufo soprattutto sui cieli che sovrastano le birrerie e i pub, al miracolo economico previsto dal governo italiano. Dalla convinzione che le piramidi siano state erette dagli alieni, a quella che la mafia riuscirà finalmente a costruire il ponte sullo Stretto.

"La gente", scriveva Trauber nel suo diario, "crede nelle cose più assurde, e lo scienziato vedrà sempre le sue confutazioni razionali infrangersi contro il muro della credulità. Per questo lo scienziato è triste, e la gente è contenta". Fa impressione pensare che Trauber scrisse queste righe senza sapere che...

Ho tagliato l'ultima frase dello scritto per non entrare in tortuose e complesse ragioni di Stato che esulano dallo spirito di Poultrynet.


Carlo Clara

Fonte: L'Espresso

La Coccidiosi del Fagiano

Fagiano MaschioIl Fagiano, animale selvatico per eccellenza, è da anni allevato in cattività per scopi faunistico-venatori.

Tra le varie malattie che colpiscono questo volatile la Coccidiosi, patologia causata da Coccidi del genere Eimeria, occupa una posizione predominante. Le parassitosi infatti, occupano un posto di rilievo tra le patologie dei galliformi di interesse faunistico-venatorio, sia allevati che a vita libera.

Coccidi dei fagiani
  • Eimeria colchici: possiede oocisti allungate ellissoidali, sovente simmetriche di 27x16 micron, parete liscia, è presente un micropilo. La sporulazione avviene in 24-36 ore a 26 °C. la si ritrova nella parte media-terminale del grosso intestino, produce tre generazioni di merozoiti, l'ultima compare al quarto giorno del ciclo, i gametociti cominciano a formarsi a quattro giorni e mezzo.
    Il periodo di prepatenza è di 6 giorni (Euzeby, 1987; Goldova et al., 1993). La tiflite causata da questa specie può essere grave ed è caratterizzata dalla presenza di materiale biancastro ed essudato fibrinoso che impone una analisi differenziale con le infezioni acute da Salmonella spp. in altri casi invece il contenuto giallastro ricorda altre parassitosi o le infezioni da Rotavirus (Lister, 1995).
  • Eimeria duodenalis: oocisti subsferiche di 21x18 micron, parete liscia, un micropilo. La sporulazione avviene a 28°C in 24-48 ore.
    La localizzazione è a livello di duodeno-digiuno, produce due generazioni di merozoiti, la seconda compare al terzo giorno. I gametociti si formano al quinto giorno, il periodo di prepatenza è di cinque giorni (Euzeby, 1987).
  • Eimeria phasiani: oocisti ellissoidali allungate e strette, 23x16 micron di colore giallastro, non possiedono micropilo ma è possibile evidenziare una opercolo ad un polo. La sporulazione avviene in 24 ore a temperatura di 20°C. La si ritrova a livello dell'ultimo tratto del tenue e inizio cieco, presenza tre generazioni di merozoiti, l'ultima compare al quarto giorno, i gametociti di formano al quinto giorno, il periodo di prepatenza è di cinque giorni (Euzeby, 1987).
    Queste due ultime specie di Eimeria determinano enterite mucoide con presenza di materiale schiumoso che distende le pareti dell'intestino (Lister, 1995).

Allevamento della Faraona

Testa di FaraonaAllevata e apprezzata per la sua ottima carne già dai Greci e dai Romani, la Faraona domestica deriva, secondo il Chigi, dalla selvatica Numida meleagris, originaria dell’Africa Occidentale.

È un gallinaceo di medie dimensioni che presenta il portamento e le forme di una grossa pernice. Ha la testa nuda e piccola, sormontata da un cimiero corneo che ricopre un processo osseo del cranio. I bargigli, cartilaginei, sono rossi. I tarsi, che nelle faraone selvatiche sono grigio-nerastri, nelle forme domestiche possono essere totalmente giallo-arancio, grigio neri o neri macchiati di giallo. Il piede ha dita relativamente corte. Gli speroni sono assenti in entrambi i sessi ed il dimorfismo sessuale è poco evidente con la femmina un po’ più grande del maschio: il maschio adulto pesa mediamente 1,800 kg, la femmina 2,000 kg. È di indole molto timorosa e nell’allevamento familiare si comporta come gregaria, vivendo in branchi.

Nell’allevamento rurale di bassa corte non familiarizza con le galline mentre mostra notevole affinità con i tacchini, con i quali pascola in gruppo. Nidifica a terra, preferibilmente dietro cespugli o siepi. Ottima pascolatrice, è molto attiva nella caccia alle larve di dorifora della patata (Doryphora o Leptinotarsa decemlineata).
L’allevamento della faraona può rappresentare anche un valido mezzo per il contenimento delle popolazioni di Calliptamus italicus italicus (Cavalletta), la cui presenza, negli ultimi cinque anni, è aumentata in alcune regioni italiane in modo preoccupante, con il verificarsi di vere e proprie infestazioni e danni alle derrate alimentari.

Il rapporto ottimale tra i sessi è, in allevamento, di un maschio ogni due femmine oppure, sfruttando l’istinto gregario proprio della specie, di tre maschi ogni dieci /dodici femmine.

Produce carne e, stagionalmente (da marzo a settembre), circa cento uova di piccole dimensioni (45 g circa) dal guscio molto duro color mattone slavato.

Il numero delle uova può aumentare anche fino a duecento, deposte nell’intero arco dell’anno, utilizzando sistemi di allevamento intensivi ed adottando accorgimenti particolari (riscaldamento e programmi luce adeguati).

Stampa di FaraonaL’allevamento tradizionale della faraona, particolarmente praticato nelle campagne venete, lombarde, emiliane e romagnole, prevedeva che gli animali usufruissero della quasi completa libertà. Le faraone adulte vagabondavano nei campi dove cacciavanoinsetti e beccavano semi anche minuti di erbe infestanti o foraggere. Anche per il riposo notturno non facevano ritorno al pollaio, preferendo appollaiarsi sugli alberi.

La deposizione delle uova avveniva di solito in un nido a terra, nel grano, in un prato o nel folto di una siepe, cosa che rendeva particolarmente aleatorio l’allevamento della specie dal momento che molte uova andavano perdute.

I faraoncini, schiusi dopo 28 giorni di incubazione naturale, venivano allevati, per circa un mese al chiuso, ed erano alimentati con un impasto di radicchio rosso tritato, uova sode, farina di mais e tritello. Dopo questo periodo i faraoncini venivano inviati al pascolo.

I primi tentativi di razionalizzare l’allevamento della faraona, in ragione di una forte richiesta di faraoncini di un giorno, portarono gli agricoltori a formare gruppi che dagli iniziali un maschio per due femmine diventarono sempre più numerosi, addirittura in qualche caso si ottennero schiuse eccezionali dall’incubazione di uova deposte da femmine servite da maschi immessi nel gruppo in ragione di uno ogni sette/otto femmine. Il sistema brado, benché richiedesse investimenti limitati sia per i ricoveri che per l’alimentazione basata essenzialmente sul pascolo, presentava però scarsa praticità nella raccolta delle uova, con notevolissime perdite, nella cattura dei soggetti per eseguire le vaccinazioni e la somministrazione di antielmintici.

Le forme di allevamento tradizionale, più razionalizzato e moderno, prevedono che i faraoncini, che nascono dopo un periodo di incubazione naturale o artificiale di 27-28 giorni, vengano alimentati con miscele ricche di proteine, vitamine ed elementi minerali ed allevati al chiuso per circa un mese. Dopo questo periodo, gli animali usufruiscono del pascolo dove, nutrendosi della parte più tenera delle essenze vegetali e di larve di insetti e di vermi, riescono a coprire i fabbisogni alimentari.

L’allevamento all’aperto, biologico e non, razionalizzato e utilizzato negli ultimi anni per la produzione di carne di qualità, prevede l’utilizzazione di ricoveri (arche) attrezzati con posatoi, dato che il loro scopo è limitato al riposo notturno degli animali, e dotati di zone esterne di almeno 10 mq/capo, in modo che gli animali possano usufruire del pascolo secondo i loro fabbisogni, mantenendo produttivo il cotico erboso.

L’allevamento intensivo può avvenire a terra, in clausura parziale, oppure completamente al chiuso, in capannoni simili a quelli utilizzati per i polli e dotati di posatoi, mangiatoie automatiche, abbeveratoi ed eventualmente, se non sono destinati al solo ingrasso, anche cassette per la deposizione delle uova, oppure ancora in batteria (per la produzione dell’uovo da cova).

Negli allevamenti a terra in clausura parziale i capannoni sono dotati di parchetti esterni cui i volatili hanno libero accesso qualora l’età e le condizioni meteorologiche lo consentano.

L’incubazione delle uova è generalmente naturale nei piccoli allevamenti familiari, nei quali, quando il numero di uova da incubare è abbastanza grande possono essere utilizzate come chiocce galline o tacchine.

Negli allevamenti specializzati l’incubazione è invece artificiale, utilizzando le normali incubatrici elettriche, con una temperatura media di 37°C ed una umidità relativa del 70%. I faraoncini possono essere venduti subito (ad un giorno) o all’età di 3 settimane.

L’allevamento dei faraoncini avviene, come nell’allevamento avicolo, in pulcinaie dotate di cappe calde: riutilizzano a questo scopo lampade a gas o elettriche a raggi infrarossi, poste a debita altezza in modo da garantire il riscaldamento al suolo, sistemate al di sopra di box circolari, generalmente in faesite, della capienza di 50-60 capi. La permanenza in pulcinaia dura 10-15 giorni nella stagione estiva, circa 20 in quella invernale.

Per le faraone destinate all’ingrasso l’allevamento si protrae per 90-100 giorni, al termine del quale pesano 1,200-1,400 kg. Il programma alimentare può essere suddiviso in due periodi (Balanini D., Zootecnica speciale, Ed agricole):da 0 a 9 settimane e da 9 a 12 settimane.

Durante il primo periodo, a partire da 4-5 giorni di età verrà somministrata una dieta contenente il 21% di proteine. Nel secondo il tasso proteico sarà del 19%. I consumi di mangime sono mediamente di 4 kg /1 kg di incremento di peso vivo.

Faraona ripiena al forno

Ingredienti per 4 persone:
  • Una faraona pulita di circa 1.200 gr
  • Un bicchiere di vino bianco secco
  • Brodo di carne
  • Olio di extravergine di oliva
  • Rosmarino
  • Sale
Ingredienti per il ripieno:
  • Una salsiccia
  • Una tazza di pane grattuggiato
  • 50 gr di parmigiano
  • Un uovo
  • Burro
  • Poco latte

Preparazione:

Lavate e asciugate bene la faraona, quindi fiammeggiatela. Sminuzzate la salsiccia e fatela rosolare con un po' di burro.

Unite la salsiccia con il pane e il parmigiano grattugiati, l'uovo sbattuto. Amalgamate con il latte - preferibilmente a temperatura ambiente - sino ad ottenere un composto morbido ma compatto.

Farcite la faraona con il ripieno appena ottenuto avendo cura di cucirla con un filo di cotone. Prendete la faraona e dopo averla massaggiata con del sale fino ponetela in una pirofila. Aggiungete un rametto di rosmarino e un cucchiao d'olio extravergine. Mettete in forno preriscaldato a 180° per circa un'ora e mezza, rigirandola ogni mezzora. Spruzzatela ogni tanto con il vino bianco e il brodo caldo in modo che non si asciughi troppo. Abbassate la temperatura a 150° e portate a cottura.

Servite con contorno di patate al forno cotte nel suo sugo o con una morbida purea di patate. E' un'ottima pietanza alternativa e di facile esecuzione per il pranzo di Pasqua e tantissime altre occasioni.

La faraona, pur essendo un volatile di allevamento, ha un sapore e una consistenza più vicini a quelli della selvaggina piuttosto che a quelli del pollo. Vi consigliamo pertanto di abbinarla ad un buon bicchiere di Valpolicella Classico Superiore che con la sua rotondità vi permetterà di conservare sul palato, esaltandolo, il sapore pieno della pietanza. Per gli amanti del vino bianco, un'unica soluzione: le bollicine di Franciacorta!

Cibi halal: tecnica di macellazione

Per meglio comprendere cosa siano i cibi halal, abbiamo pensato che sia meglio dare una breve spiegazione, riportando anche i concetti discordanti sulla macellazione.

Le carni halal (halal=lecito) sono carni all'apparenza come tutte le altre che noi occidentali consumiamo abitualmente, tranne il maiale, che nella legge coranica è vietato perché considerato un animale impuro.

I musulmani quindi, si cibano di carne che per rientrare nella 'certificazione' halal debbono essere macellate secondo un proprio rito, come ben spiegato nel Corano. La particolarità che più colpisce noi occidentali riguardo queste pratiche rituali, è che l'uccisione dell'animale non deve essere fatta dopo lo strordimento, in modo che non soffra, ma tramite la sgozzatura con coltelli affilatissimi che devono essere usati solo ed esclusivamente per animali leciti.

L'animale deve essere rivolto con la testa verso la Mecca e l'operazione di sgozzatura deve essere praticata da un musulmano adulto, sano di mente e a conoscenza di tutti i precetti della religione islamica e sulla macellazione halal.

L'uccisione deve essere effettuata in locali, con utensili e personale separati e diversi da quelli impiegati per l'uccisione non halal. Gli animali da uccidere devono essere animali halal e devono poter essere mangiati da un musulmano senza commettere peccato. Gli animali devono essere coscienti al momento dell'uccisione.

L'uccisione deve avvenire recidendo la trachea e l'esofago: i principali vasi sanguigni verranno recisi di conseguenza. La colonna vertebrale non deve invece essere recisa: la testa dell'animale non deve essere staccata durante l'uccisione.

L'uccisione deve essere fatta in una sola volta: il movimento di taglio deve essere continuo e cessa quando il coltello viene sollevato dall'animale. Non è permesso un altro taglio: un secondo atto di uccisione sull'animale ferito rende la carcassa non halal. Il dissanguamento deve essere spontaneo e completo.

La macellazione deve iniziare solo dopo aver accertato la morte dell'animale.

Poultrynet non vuole comunque addentrarsi nell'aspetto etico e di benessere animale circa il rito di macellazione halal e rimanda pertanto i lettori su Google per maggiori approfondimenti.

Se desiderate invece avere un parere ufficiale con documentazioni e norme legislative, vi rimandiamo al lavoro pubblicato dal Comitato Nazionale di Bioetica dal titolo "Macellazioni Rituali & Sofferenza Animale"

Fonte: Poultrynet

Cibi halal: un vero boom in ascesa costante

L'Europa a tavola con il Corano. E' boom della cucina "halal"

"La produzione alimentare di oggi rende difficile capire cosa finisce nei cibi che consumiamo. Certo, l'etichettatura aiuta, ma non tutto è comprensibile: sappiamo che non dobbiamo mangiare maiale, alcol o gelatina, ma come la mettiamo con l'ergocalciferolo o con il glyceryl stearate?". Benvenuti nell'universo della cucina halal: siti internet, fast food e negozi specializzati nella vendita di alimenti permessi dalla legge islamica.

Un dettame religioso che in Europa si è ormai trasformato in un vero e proprio brand di enorme successo. Halal a tavola, ovvero, tradotto dall'arabo, ciò che è "lecito" mangiare secondo il Corano. E per i musulmani europei a volte è difficile evitare ingredienti haram, "impuri", come grassi animali e prodotti derivati dal maiale: biscotti, caramelle, yogurt e succhi di frutta i classici alimenti a trabocchetto. E i rischi non si corrono solo a pranzo, ma anche in farmacia o dall'estetista.

Ecco perché i prodotti halal vanno a ruba, con cifre da far impallidire qualsiasi altro settore commerciale: nel 2003 il mercato europeo dei prodotti "leciti" ha fatturato circa 15 miliardi di euro. Commentano i sociologi belgi: "È uno dei settori più promettenti a livello planetario", anche perché dal 1998 vanta un incremento annuo del 15%. La Francia è la piazza più fiorente per la vendita di cibo, medicine e cosmetici halal, ma Gran Bretagna, Belgio e Germania non hanno nulla da invidiarle. E così fioriscono mercatini e negozi, supermercati e macellerie specializzate, fast food e siti internet dove ordinare carni e salumi prodotti nell'est europeo "con tecnologia e ricetta italiana" ma rigorosamente halal. E a livello globale si parla di guadagni costantemente in crescita che ormai sfiorano i 150 miliardi di dollari l'anno.

"Come Dio vuole, io mangio halal ogni volta che posso", spiega una giovane studentessa universitaria belga di origine magrebina. "È più sano e più facile da digerire", le fa eco un uomo di mezza età convertito all'Islam da una decina d'anni. E così quello che ormai è stato ribattezzato "halam business" cresce. Si moltiplicano guide online in cui trovare un buon ristorante a norma di Corano in qualsiasi Paese del mondo, o in cui studiare i marchi di garanzia più affidabili. Si adeguano le catene di ristorazione e le grandi case alimentari, creando linee di prodotti halal con tanto di marketing specifico. Una tendenza inarrestabile perché ad aumentare non sono solo i clienti, ma anche i cibi richiesti.

In Francia, ad esempio, i giovani islamici tendono a seguire le mode culinarie dei coetanei non musulmani, ma spesso sono messi fuori gioco dagli alimenti impuri contenuti nei piatti più gettonati: e così nel 2005 sono nate pizza e lasagne halal. In Belgio le scuole e gli ospedali dei quartieri a maggiore densità di immigrati musulmani servono piatti privi di ingredienti haram.

Ma naturalmente ci sono anche i problemi. Il primo, e più sentito dai consumatori, è quello della certificazione, sanitaria e religiosa. Non in tutti i paesi europei c'è un sistema di etichettatura affidabile sull'autenticità del cibo halal. Come in Belgio, dove secondo un'indagine dell'Università di Gand sono gli stessi consumatori musulmani a chiedere regole chiare: un intervistato su quattro si preoccupa per l'assenza d'informazione e di controllo, mentre uno su tre per la mancanza di igiene. Ammette un grossista di Bruxelles: "Senza una definizione unica del certificato halal lasciamo spazio a ogni genere di abuso". Ma intanto l'halal economy ha ormai creato un inarrestabile brand di successo.

Alberto d'Argenio

Dieta mediterranea migliora le prestazioni sessuali

Piramide Dieta MediterraneaE' da molti anni che dietologi, cardiologi, oncologi e altri specialisti della medicina moderna vanno in giro a decantare gli indiscutibili vantaggi alla nostra salute apportati dalla dieta mediterranea.
Alla folta schiera di specialisti ultimamente di sono aggiunti anche gli andrologi e scopriremo il perché.

Questo plebiscito a favore di una sana abitudine alimentare ci fa pensare che effettivamente abbiano tutti ragione, supportati da prove cliniche su base scientifica con dati inoppugnabili. Ed in effetti è vero, hanno ragione, adottando le abitudini alimentari della dieta mediterranea, ci si sente meglio, si ha più energia, la testa più leggera e i muscoli più scattanti. Salvo poi scoprire tra qualche anno che era una teoria sbagliata, senza vantaggi per la salute e anzi dannosa. Speriamo proprio che non sia così, ma putroppo siamo ormai abituati ai repentini voltafaccia in termini di abitudini alimentari. Non dimentichiamo che anni fa il vino era considerato un veleno, ma dopo il famoso scandalo del metanolo è diventato, a ragionevoli dosi, addirittura un elisir di lunga vita. Dapprima si sono elogiate le proprietà del vino rosso, grazie ai contenuti polifenoli, antiossidanti e killer dei radicali liberi. Ora vi è il rilancio dei bianchi. E così via, come la guerra all'uovo di gallina, per anni considerato un killer per le coronarie, oggi un alimento insostituibile.

Come dicevano i nostri antenati latini: "in medio stat virtus", che non traduco per non cadere nella banalità. Forse il buonsenso del contadino è il segreto per allontanare tutti i mali e vivere sani e felici: poco di tutto, quello che offre la terra e l'aia con il mutare delle stagioni. E i nostri contadini cosa mangiavano fino a pochi anni fa? Le verdure dell'orto, frutta di stagione, pane, polenta, qualche dolce cotto sotto le braci, un bicchiere di vino e poi il fiore all'occhiello della fattoria, generalmente offerto dall'operosità delle donne: polli, tacchini, conigli, anatre e l'immancabile maiale trasformato in insaccati in tardo autunno, quando la stagione era propizia per l'essicazione la conservazione e la stagionatura. La carne bovina era un lusso che si concedevano raramente. E poi il vino, pigiato in grandi tini e fatto maturare in botti di legno senza tante manipolazioni, che alla fine della stagione estiva magari assomigliava un pò all'aceto, ma la consuetudine di assumerlo ogni giorno, lo rendeva egualmente bevibile al palato degli abituali commensali.

E questa cos'è secondo voi? Seppur con qualche variante dovuta agli insaccati - ai giorni nostri ingiustamente criminalizzati - e al burro in abbondanza, altri non è che la tanto decantata e validissima dieta mediterranea, con forse un leggero eccesso di grassi, ma che erano compensati egregiamente dal duro lavoro nei campi.

Nulla di nuovo sotto il sole quindi, la saggezza contadina ha precorso ancora una volta i tempi: verdura, frutta, legumi, cereali, carni bianche, uova e un 'buon' bicchiere di vino. Le necessità di sopravvivenza sono così diventate una guida per la scienza. Se fosse così anche per psichiatri e psicologi, che andassero a ricercare le origini della tanto famosa 'saggezza contadina', forse la scienza compierebbe un altro passo in avanti.

Ora la dieta mediterranea, avvalorata e sponsorizzata anche da studi oltreoceano, comincia ad essere presa in considerazione dagli andrologi, che con documentatissimi studi hanno constatato che: "Il benessere sessuale legato all’alimentazione è dovuto ad una serie di fattori che vanno dalla qualità degli alimenti, all’associazione variegata che si fa degli stessi. E tutto ciò non fa che rafforzare la validità del modello alimentare mediterraneo ritenuto oggi, in tutto il mondo, uno dei più efficaci per la protezione della salute, compresa quella sessuale". E ancora: "Seguire un regime di dieta mediterranea determina esiti diretti positivi sulla sfera sessuale anche grazie all’aumento del testosterone, al controllo del colesterolo e al rafforzamento dell’attività antiossidante".

Osserviamo quindi i precetti della dieta mediterranea, che oltre ad essere salutare, ci "mette le ali", parafrasando lo spot di una nota bevanda energetica.

Fonte: Poultrynet

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Polli: che carne mangiamo?

Cotolette di pollo, il piatto preferito di moltissimi bambiniRiceviamo spesso e-mail dal contenuto preciso: che carne mangiamo quando acquistiamo un pollo? E’ sicuro? E’ salutare? Posso fidarmi? Ai miei figli posso cucinare carne di pollo? E tanti altri quesiti ai quali possiamo rispondere con un’unica parola: Sì

I timori del consumatore, soprattutto in un periodo come questo, ove ogni giorno si sente parlare di uno scandalo alimentare, vero o presunto che sia, sono assolutamente legittimi.

D’altro canto, se dovessimo ascoltare tutte le notizie allarmistiche, non dovremmo nemmeno più bere l’acqua, ricca di cloro e metalli pesanti, mangiare l’insalata, ricca di nitriti e nitrati, la carne di suino alla diossina, la carne di manzo con il morbo della mucca pazza, la frutta coltivata con i pesticidi e la farina sospetta OGM.

Non si vivrebbe più e il nostro destino sarebbe quello di morire affamati e disidratati. Per fortuna però non è così. I media, spesso e volentieri, di una notizia a volte insignificante creano un caso. E’ giustamente il mestiere dei giornalisti. L’abilità nel scegliere un titolo è frutto di anni di studi. Se poi andiamo a verificare i contenuti delle notizie, vediamo che ben poco di quanto abbiamo appreso dal titolo, in effetti ritroviamo, ma ormai il danno è fatto.
Non che le problematiche non siano reali, ci mancherebbe, ma la troppa informazione non approfondita provoca solo ingiustificati allarmismi.

Non è nostro compito peraltro giudicare certa stampa, ma ci dovrebbe essere un controllo a monte affinché notizie importanti come quelle relative alla salute vengano opportunamente date in forma corretta e approfondita.

Così è successo per il morbo della mucca pazza, che secondo i ‘luminari’ a quest’ora dovremmo essere tutti morti e sepolti. Così si è ripetuto in occasione dell’influenza aviaria, quando è stato creato un caso mediatico attorno ad un problema, in Italia, praticamente inesistente. La conseguenza l’abbiamo pagata tutti noi, con una crisi profonda del settore avicolo che ha determinato la perdita di numerosi posti di lavoro. E per cosa? Per un terrorismo ingiustificato.

In quel periodo probabilmente non c’erano notizie importanti da divulgare, il caso Cogne era in una fase di stallo, la guerra in Iraq era ormai una vicenda che non faceva più notizia, il caso Garlasco aveva ancora da venire ed ecco che nulla di meglio che amplificare una notizia di carattere strettamente di sanità animale trasformarsi in un caso politico. Ogni giorno era un bollettino di guerra, ma se andiamo ad analizzare, nella nostra ‘vecchia’ Europa non un solo caso di contagio umano dimostrato.

Ma passiamo oltre, rimanendo nel tema iniziale. Alle tante domande a noi poste, alle quali abbiamo risposto con un categorico sì, vogliamo aggiungere alcuni approfondimenti.

Centralina di un capannone che tiene sotto controllo i parametri di qualità del microclima e dei consumi di acqua e mangimeIl pollo da carne, come del resto il tacchino, viene allevato esclusivamente a terra in capannoni il più delle volte altamente tecnologici, ove vengono tenuti sotto controllo tutti i parametri di temperatura, umidità, purezza dell’aria ecc., dove in estate è presente un sistema di cooling per mantenere la temperatura e l’umidità entro limiti utili a consentire il pieno benessere animale e in inverno vi è un impianto di riscaldamento efficace e ben distribuito. Gli animali pascolano su una lettiera di truciolo di legno o paglia o altri sottoprodotti di origine agricola. Questa lettiera viene costantemente arieggiata e ridistribuita nel corso del ciclo produttivo secondo precise specifiche.

Capannone di broilersPrima dell’accasamento i capannoni vengono puliti, disinfettati e disinfestati con prodotti autorizzati dal Ministero della Salute, in modo da ottenere un ambiente il più sano ed igienico possibile, atto ad accogliere nel migliore dei modi i pulcini di un giorno. Con queste premesse, aiutati dalle vaccinazioni contro le principali malattie virali e batteriche, la maggior parte dei cicli produttivi arriva alla macellazione senza aver ricevuto trattamenti antibiotici, salvo qualche emergenza che sotto l’attento controllo veterinario viene risolta nei modi e nei tempi stabiliti dalla legge.

Molti si chiedono anche di cosa sia composto il mangime dei volatili d’allevamento. Ebbene, ci spiace deludere i più convinti detrattori, ma i mangimi sono composti esclusivamente da mais, frumento, orzo e soia integrate da un pool di vitamine e sali minerali. Nulla di più. Nessuna sostanza misteriosa o miracolosa, nessuna sostanza anabolizzante, che lasciamo volentieri agli atleti sportivi. Sempre per i ‘terroristi’, vogliamo anche aggiungere che nei mangimi non vi è traccia di farine di estrazione animale e le proteine in essi contenute sono esclusivamente di origine vegetale.

Da ultimo, la macellazione, che avviene sotto il rispetto dei più rigidi protocolli di igiene e sicurezza e sotto la costante vigilanza dei veterinari delle Asl di appartenenza.

Detto questo e per concludere, prima di acquistare un prodotto nel banco frigo di un supermercato, leggete sempre l’etichetta, dove potrete, anzi dovrete, verificare la provenienza e, non dimentichiamolo mai, la data di confezionamento o scadenza. Solo così potrete essere certi di ciò che acquistate.

Fonte: Poultrynet

Superbatteri: lo Stafilococco Aureo

Antibiogramma Stafilococco AureoCautela con i detergenti antibatterici o i disinfettanti utilizzati ad una concentrazione inferiore di quella consigliata dal produttore.

Queste sostanze chimiche, studiate per assicurarci pulizia ed igiene, se mal utilizzate possono rivelarsi un vero e proprio boomerang e diventare i migliori 'alleati' dei batteri stessi.

Uno studio pubblicato su "Microbiology" afferca che bassi livelli di biocidi possono rendere ancora più potente il pericoloso Stafilococco Aureo.

Detergenti battericidi e disinfettanti, alle giuste concentrazioni sono in grado di uccidere batteri e virus, ma se applicati in economia i batteri bossono sopravvivere e grazie ad una sorta di mitridatismo, diventare più forti ed aggressivi di prima.

E' il caso dello Stafilococco Aureo, che normalmente produce delle proteine in grado di spingere all'esterno della sua membrana cellulare gli agenti considerati tossici per la sua stessa sopravvivenza.

Glenn Kaatz del Deparment of Veterans Affairs Medical Center di Detroit (Usa) afferma: "Questo effetto pompa può dunque eliminare gli antibiotici, rendendo i batteri resistenti a questi farmaci". Gli studiosi hanno sottoposto dei ceppi di Stafilococco Aureo prelevati dal sangue di pazienti a contatto di diversi tipi di biocidi e hanno purtroppo potuto constatare che i batteri mutanti che si erano formati avevano sviluppato una straordinaria capacità di liberarsi delle sostanze chimiche potenzialmente dannose. In pratica, basse concentrazioni di biocidi danno vita a microrganismi mutanti ancora più resistenti.

Il messaggio che si evince da questo studio è che quando si utilizza un antibiotico per una determinata patologia o un disinfettante per sanitizzare un ambiente, è doveroso impiegarli ai dosaggi e per i tempi prescritti dal produttore, altrimenti si rischia di sortire effetti indesiderabili molto gravi.

Fonte: Adnkronos Salute

Troppa carne rossa: USA allarme infarto e tumori

Piatto di carneMangiare carni rosse in eccesso e soprattutto cotte alla griglia ad alte temperature è dannoso alla salute.

Una ricerca statunitense, una delle più ampie finora condotte, confermano un sensibile aumento della mortalità in chi preferisce le carni rosse a quelle bianche. Lo studio, che ha coinvolto più di mezzo milione di persone, uniformemente distribuite tra uomini e donne nella fascia d'età compresa tra i 50 e i 71 anni, è cominciato nel 1995.

Il National Cancer Institute, che ha condotto la ricerca, dopo aver intervistato tutti i volontari sulle loro abitudini alimentari, ha seguito le loro sorti tramite gli archivi pubblici nei quali viene schedata la mortalità negli States.

Dopo anni di monitoraggio gli studiosi sono arrivati alla conclusione dell'inchiesta con dei risultati allarmanti: i volontari più accaniti consumatori di carni rosse hanno avuto una maggiore incidenza di tumori e disturbi cardiocircolatori. Ancora: l'11% dei decessi negli uomini e il 16% dei decessi nelle donne si sarebbero potuti evitare modificando soltanto la dieta. La carne rossa infatti è la maggior fonte di grassi saturi, che hanno una correlazione ormai dimostrata con il tumore al seno e al colon, con l'innalzamento della pressione arteriosa e alti livelli di colesterolo.

Una buona e salutare abitudine alimentare non vuole vietare assolutamente il consumo di carni rosse, ma limitarlo drasticamente a favore di pesce e di carni bianche, spaziando tra pollo, tacchino e coniglio.

I vantaggi delle carni bianche infatti, sono innegabili sotto l'aspetto salute. A pari contenuto in proteine nobili delle carni rosse, hanno una decisamente minore quantità di grassi satuti, i precursori del colesterolo.

"La carne dell'aia, pollo, tacchino e coniglio - spiega Carlo Fatati, presidente dell'Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica - è un patrimonio della cucina italiana".

Nessuna caccia alle streghe comunque, gli eccessi americani non ci appartengono e non dimentichiamo che il consumo di carne rossa ha permesso di sostenere il fabbisogno energetico degli italiani nel dopoguerra.

La carne ha un ruolo importante nell'alimentazione

Secondo l'EFSA - Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare - la carne ha un ruolo importante nella dieta alimentare.

La carne e i prodotti a base di carne hanno il loro ruolo nella dieta alimentare in considerazione delle loro proprietà nutritive. Lo ha stabilito l’EFSA, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, che ha messo a punto le prime indicazioni in attuazione del Regolamento CE N. 1924/2006 sull’etichettatura nutrizionale e salutistica dei prodotti alimentari.

La carne è stata inserita fra le 8 categorie che hanno un importante ruolo nella dieta. Quindi un prodotto ricco di proteine come la carne e i suoi derivati potrà recare la dicitura in etichetta “fonte di proteine” se queste equivalgono almeno al 12% delle calorie apportate dal prodotto. La dicitura potrà essere “ad alto contenuto di proteine” se le calorie sono il 20% del totale. Allo stesso modo, un prodotto contenente almeno il 3% di fibra potrà essere accompagnato dalla dicitura “fonte di fibra”, oppure “ad alto contenuto di fibra” se arriva al 6%.

Queste sono indicazioni nutrizionali. Per quanto riguarda quelle salutistiche, per ora non si sa quali possono essere riportate in etichetta, poiché dovranno essere specificate in un “registro” comunitario, se si tratta di indicazioni diverse da quelle sul rischio di malattie (per esempio, il ruolo di una sostanza per favorire la crescita o lo sviluppo delle funzioni organiche, il controllo del peso, eccetera). Per queste indicazioni, una volta stabilito l’elenco nel registro comunitario, non ci sarà bisogno di autorizzazione. Altre, come quelle che vantano un abbassamento del rischio di malattia o che riguardano lo sviluppo e la salute dei bambini, dovranno essere espressamente autorizzate.

Sono comunque vietate fin d’ora le indicazioni che suggeriscono effetti negativi sulla salute qualora non si consumi l’alimento, che fanno riferimento alla quantità di perdita di peso (del tipo “tre chili in dieci giorni”) o che vantano raccomandazioni di medici o loro associazioni.

Proroga dell'ordinanza in materia di Influenza Aviaria

Entra nella sezione Leggi & DecretiE' stata prorogata fino al 31 dicembre 2010 l'ordinanza del Ministero della Salute del 26 agosto 2005 e successive modifiche relativo alle "Misure di polizia veterinaria in materia di malattie infettive e diffusione dei volatili da cortile".

Gazzetta Ufficiale N. 27 del 3 Febbraio 2009

MINISTERO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI

DECRETO 16 Dicembre 2008

Proroga dell'ordinanza del Ministro della salute 26 agosto 2005 e successive modifiche, concernente: «Misure di polizia veterinaria in materia di malattie infettive e diffusive dei volatili da cortile».

IL MINISTRO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI


Visto il testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modifiche;
Visto il regolamento di polizia veterinaria approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320;
Visto l'art. 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833;
Visto l'art. 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
Vista la legge 2 giugno 1988, n. 218, ed in particolare l'art. 2, commi 2 e 5;
Vista la direttiva 2005/94/CE del Consiglio del 20 dicembre 2005, relativa a misure comunitarie di lotta contro l'influenza aviaria e che abroga la direttiva 92/40/CEE, in corso di recepimento nell'ordinamento nazionale;
Rilevato che nelle more del recepimento delle misure sanitarie contenute nella predetta direttiva n. 2005/94, e' necessario ed indispensabile mantenere un livello di sorveglianza e vigilanza elevato al fine di preservare il patrimonio avicolo nazionale e tutelare la salute pubblica;
Visto il Regolamento (CE) 853 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale;
Vista la decisione comunitaria 2005/464/CE, che prevede l'obbligo per tutti gli Stati membri di predisporre indagini sull'influenza aviaria nel pollame e nei volatili selvatici;
Viste le raccomandazione del Comitato scientifico della Unione europea del 25 agosto 2005;
Vista l'ordinanza del Ministro della salute 26 agosto 2005, concernente: «Misure di polizia veterinaria in materia di malattie infettive e diffusive dei volatili da cortile» e successive modifiche;
Vista l'ordinanza 17 dicembre 2007, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 302 del 31 dicembre 2007, concernente «Modifiche alle norme di etichettatura di cui all'ordinanza del Ministro della salute 26 agosto 2005 e successive modifiche ed integrazioni», concernente: «Misure di polizia veterinaria in materia di malattie infettive e diffusive dei volatili da cortile», che ha prorogato le disposizioni dell'ordinanza 26 agosto 2005 fino al 31 dicembre 2008;
Visto il decreto legislativo 16 marzo 2006, n. 158, recante: «Attuazione della direttiva 2003/74/CE, concernente il divieto di utilizzazione di talune sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze beta-agoniste nelle produzioni animali»;
Visto il decreto 7 marzo 2008, recante: «Organizzazione e funzioni del Centro nazionale di lotta ed emergenza contro le malattie animali e dell'Unita' centrale di crisi», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 152 del 1° luglio 2008;
Considerato quanto riportato nei documenti del World Health Organization «Avian influenza: assessing the pandemic threat» dell'anno 2005 e «Questions and answers on avian influenza» dell'anno 2006, nonche' nel report dell' EFSA «Food as a possibile source of infection with highly pathogenic avian influenza viruses for human and other mammals», pubblicato nell'anno 2006, relativamente ai rischi di contagio per l'uomo attraverso l'assunzione di carni crude e prodotti a base di carne cruda provenienti da pollame infetto da virus dell'influenza aviaria e tenuto conto che a livello internazionale la malattia dell'influenza aviaria e' ancora diffusa e che, quindi, si rende necessario mantenere elevato il sistema di controllo e di tracciabilita';
Ravvisata la necessita' di dover confermare per le carni fresche disciplinate dalla predetta ordinanza del 26 agosto 2005, le misure sanitarie attinenti l'etichettatura di origine ivi previste, allo scopo di assicurare alle autorita' ed ai servizi addetti ai controlli e alla vigilanza, nonche' agli operatori del settore alimentare di rintracciare con immediatezza e la massima tempestivita' i prodotti che presentano un rischio per la salute in ogni fase del processo produttivo;
Considerato che la Commissione europea, nonostante la situazione epidemiologica relativa all'influenza aviaria sia allo stato attuale favorevole, ha raccomandato, tuttavia, agli Stati membri di prorogare l'attuazione delle misure di protezione e sorveglianza adottate a partire dal 2005 per far fronte al significativo rischio rappresentato dalla propagazione del virus influenzale tipo A, sottotipo H5N1 ad alta patogenicita' linea asiatica;
Rilevato, altresi', che le misure previste oltre ad essere finalizzate al mantenimento di un livello elevato di vigilanza e alla messa in atto di un rapido sistema di allerta per far fronte alla malattia, sono volte, in particolare, all'attuazione di misure di biosicurezza e censimento del patrimonio avicolo, ivi compreso quello appartenente alla filiera rurale, valutato quale strumento indispensabile per la corretta gestione dei sistemi di epidemio-sorveglianza;
Visto il decreto ministeriale 23 maggio 2008 recante: «Delega delle attribuzioni del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, per taluni atti di competenza dell'Amministrazione, al Sottosegretario di Stato on.le Francesca Martini», registrato alla Corte dei conti il 10 giugno 2008, foglio n. 27;

Ordina:

Art. 1.

1. Il termine di validita' dell'ordinanza del Ministro della salute 26 agosto 2005 e successive modifiche e' prorogato al 31 dicembre 2010.
La presente ordinanza, inviata alla Corte dei conti per la registrazione, entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 16 dicembre 2008

p. Il Ministro
Il Sottosegretario di Stato
Martini

Registrato alla Corte dei conti il 15 gennaio 2009, Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei servizi alla persona e dei beni culturali, registro n. 1, foglio n. 18

Uovo, studiamolo da vicino

Qualcuno le considera il cibo più nutriente al mondo, altri le temono per il contenuto in colesterolo, altri ancora ne apprezzano la versatilità in cucina… sarà forse per la ricchezza in proteine, grassi buoni, ferro, zinco e vitamine, ma qualunque rapporto ci leghi ad esse non possiamo certo negare la loro universale importanza nell'alimentazione umana.

Con un peso medio di circa 55 grammi, l'uovo di gallina può essere grossolanamente distinto in tre parti: il guscio esterno, costituito soprattutto da calcio, è sottile, fragile e poroso e quindi capace di consentire gli scambi gassosi con l’ambiente; l'albume o bianco d’uovo, più interno, è separato dal guscio da una doppia membrana, di cui una aderisce perfettamente ad esso mentre la seconda è più aderente all'albume; infine, più internamente, ritroviamo il tuorlo, separato dall'albume da un'altra membrana che alle estremità forma due specie di cordoni, chiamati calaze, che gli consentono di rimanere perfettamente al centro dell'uovo. Questi cordoni vanno poi a collegarsi alla membrana più interna che separa l'albume dal guscio.

Dopo la deposizione, con l'abbassamento della temperatura (che passa da quella corporea della gallina a quella ambientale), il volume del bianco d’uovo diminuisce; ciò fa sì che le due membrane che lo separano dal guscio si stacchino in corrispondenza del fondo, dando origine ad una piccola intercapedine divisoria che viene definita camera d'aria. A causa delle perdite d'acqua, l'ampiezza di questo spazio, che è generalmente di 3mm, aumenta di dimensione con il passare dei giorni ed è quindi un indice molto utilizzato per valutare la freschezza dell'uovo.

Il tuorlo d’uovo

Il tuorlo si può considerare come una dispersione di globuli lipoproteici in una massa acquosa o plasma; è quindi ricco di proteine, lipidi, ma anche di lecitine; la sua composizione non è omogenea ma è costituito da strati più o meno densi.

Proteine: α e Β lipovitelline (sono le lipoproteine più abbondanti nell'uovo), fosvitina (è la proteina che lega il ferro) e livetine (proteine solubili presenti nella frazione plasmatica del tuorlo).

Lipidi: al contrario della maggior parte degli alimenti, solo il 65% dei lipidi dell'uovo è rappresentato dai trigliceridi (contro il 98% degli altri cibi). L'uovo è infatti ricchissimo di lecitine ed in generale di fosfolipidi (30%), che gli conferiscono proprietà salutistiche e funzionali degne di nota (il potere emulsionante permette, per esempio, la preparazione della maionese). Un'altra caratteristica delle uova è che i loro grassi, pur essendo di origine animale, sono costituiti soprattutto da monoinsaturi e polinsaturi (quelli considerati benefici per l’organismo).

Colesterolo: 5% (circa 200 mg/uovo): è sicuramente un quantitativo elevato, basti pensare che il fabbisogno quotidiano è stimato in 300 mg e che basterebbero quindi due uova per sforare alla grande questo limite. Va detto comunque che l'elevato contenuto in lecitine favorisce il trasporto inverso del colesterolo (dalle arterie al fegato) potenziando l'attività delle HDL (il cosiddetto colesterolo buono). Le lecitine, che come abbiamo detto permettono un ottimo emulsionamento dei lipidi, favoriscono anche le performance cerebrali ed i processi digestivi dell'alimento: due uova alla coque lasciano lo stomaco in due ore, contro le tre necessarie per una porzione di carne; i tempi della digestione sono infatti proporzionali al quantitativo di grassi impiegati ed aumentano, a maggior ragione, se i condimentimenti vengono portati ad alte temperature (come nel caso delle uova fritte). Zabaioni e frittate sono inoltre sconsigliati a chi soffre di calcolosi biliare (i cosiddetti calcoli al fegato), poiché il grosso quantitativo di lipidi stimola la contrazione della cistifellea e potrebbe quindi causare dolorose coliche. Da segnalare, infine, che le uova contengono oggi meno colesterolo che in passato, grazie ad una costante selezione delle razze ovaiole.

Il tuorlo è ricco di acidi grassi insaturi, che contrastano il potere aterogeno del colesterolo. Regolando l'alimentazione della gallina è possibile aumentare ulteriormente la concentrazione di questi nutrienti essenziali; in particolare, inserendo nella dieta della gallina oli di pesce e di mais si determina un aumento della concentrazione di omega sei (acido linoleico), mentre aggiungendo oli di pesce e di lino l'uovo si arricchisce di omega tre (EPA e DHA che sono acidi grassi importantissimi perché contrastano lo sviluppo delle malattie cardiovascolari ed infiammatorie, potenziando il sistema immunitario ed ottimizzando l’efficienza fisica). Parallelamente, “mantenendo a dieta le galline”, diminuisce la quantità di acido arachidonico nelle uova, che ricordiamo essere la molecola di partenza per la sintesi di molte sostanze ad azione proinfiammatoria. Infine, se al posto dell'olio si aggiungono farine di pesce nei mangimi, la carne assume un sapore particolare che può risultare sgradevole per il consumatore.In campo industriale si sta diffondendo anche l’usanza di addizionare selenio ai mangimi per aumentare la concentrazione di questo potente antiossidante nelle uova, un po’ come si è tentato di fare con le cosiddette “patate al selenio”.

Sali minerali: il tuorlo d’uovo è ricco di ferro, fosforo e calcio; il contenuto in sodio è modesto e le uova possono per questo essere consumate anche quando sono richieste diete a basso contenuto di questo minerale.

Vitamine: ben rappresentata la categoria delle vitamine liposolubili e quella del gruppo B; nel tuorlo si ha inoltre un'elevata concentrazione di carotenoidi che gli conferiscono il tipico colore rosso/arancione (uova con tuorlo più giallo possono sì essere indice di una gallina alimentata con mais ma, similmente a quanto succede per i salmoni da allevamento, è possibile esaltare questa caratteristica con la semplice aggiunta di specifici coloranti nei mangimi). Il buon contenuto in vitamina B12 consente di sopperire alle carenze di questa specifica vitamina, tipicamente “animale”, indotte dalla dieta vegetariana.

E ancora… la vitamina D, fondamentale per la crescita e la salute ossea, si trova nel tuorlo d’uovo in concentrazioni elevate, seconde solamente al disgustoso olio di fegato di merluzzo.

L’albume d’uovo

L'albume è una soluzione acquosa contenente sali minerali, proteine, vitamine del gruppo B e piccole tracce di glucosio. Più precisamente, l’albume contiene:

proteine: ovoalbumina, conalbumina, ovoglobuline, ovomucina, avidina (è un fattore antinutrizionale che si lega alla biotina impedendone l'assorbimento, ma viene facilmente inattivato dalla cottura) e lisozima (ha funzioni antibatteriche). Sali minerali: sodio, potassio e magnesioVitamine del gruppo B: B1, B2, PP, acido pantotenico, Biotina, B12Glucosio: in misura del 0,4-0,5%

Non sono invece presenti grassi e ciò, unitamente all’altissimo valore biologico delle proteine che contiene, contribuisce a rendere l’albume uno degli alimenti più amati dai maniaci della forma fisica, che sono soliti consumarne in grandi quantità a colazione o in altri momenti della giornata. In realtà, per quanto detto a proposito dei lipidi delle uova e delle altre sostanze presenti nel tuorlo, aggiungere un rosso agli albumi non andrebbe certo ad intaccare la tanto agoniata silhouette, anzi….

Proprietà funzionali dell'uovo

-Potere coagulante: sia le proteine del tuorlo che quelle dell'albume con il calore si denaturano in modo irreversibile e solidificano; soprattutto nei prodotti da forno la presenza di proteine dell'uovo conferisce consistenza all’alimento.
-Capacità di montare a neve: in special modo le proteine dell'albume possiedono un elevato potere schiumogeno (riescono ad inglobare molta aria); grazie a tale proprietà a partire dal bianco d’uovo si ottiene, per esempio, la meringa.
-Potere emulsionante: è legato alle componenti lipoproteiche e fosfolipidiche del tuorlo (emulsiona/amalgama i vari ingredienti ed è per questo un ingrediente tipico delle torte).
-Potere colorante
-Aromatizzante

Conservazione delle uova

Uova intere

A temperatura ambiente si conservano per 10-15 giorni d’inverno e per 4-5 giorni in estate.

Refrigerazione: se mantenute a –1°C le uova si conservano fino a 6 mesi (nel frigorifero di casa, dove la temperatura è di +4°C ed è meno stabile si possono conservare 20 giorni, un mese al massimo).

Ovoprodotti

- Pastorizzati di albume, tuorlo e misti (il guscio viene allontanato meccanicamente, bianco e rosso vengono quindi sottoposti a trattamento termico: in questo modo si aumenta la conservabilità dell'alimento e si facilita il dosaggio a livello industriale)
- Concentrazione (facendo evaporare l'acqua sotto vuoto) con eventuale aggiunta di glucosio o sale (trattamento utile per gli ovoprodotti destinati ad uso pasticcero)
- Congelamento (si separa l'albume ed il tuorlo o si congelano insieme dopo l'allontanamento del guscio)
- Essiccamento

Etichettatura

Categoria A: uova fresche
Categoria B: uova di seconda qualità o conservate in frigorifero
Categoria C: uova declassate destinate all’industria alimentare

F.A.Q. - Frequently Asked Questions

Le F.A.Q. acronimo di Frequently Asked Questions, sono quelle domande di uso frequente che si pongono la maggior parte delle persone riguardo un argomento. Nel settore avicolo vi sono numerose domande ricorrenti, che cercherò di raccogliere e pubblicherò con le relative risposte onde agevolare i lettori meno esperti e più desiderosi di conoscere il mondo dell'avicoltura.

Cosa si intende per ciclo integrato di produzione?

Il ciclo attuato in avicoltura. E cioè quello che lega contrattualmente l'allevatore al mangimista ed all'azienda di macellazione e lavorazione delle carni. È l'unico processo produttivo che consente una completa e totale responsabilizzazione di tutte le fasi del ciclo al fine di permettere una reale e totale garanzia di qualità del prodotto finito.

Esiste ancora l'allevamento in batteria?

No. Per l'allevamento del pollo da carne l'allevamento in batteria è stato soppiantato da circa trent'anni. Oggi polli e tacchini, faraone, anatre, ecc. sono allevati a terra: razzolano liberi di muoversi in grandi ambienti luminosi dove possono alimentarsi a piacimento. Nei moderni allevamenti razionali l'unico elemento artificiale è il continuo intervento dell'uomo nel fornire agli animali cibo ottimale, cioè assai migliore di quello che essi troverebbero sull'aia o in campagna. Ciò fa sì che la qualità delle carni avicole sia di gran lunga superiore rispetto al passato; la stessa loro maggior tenerezza è un pregio, perché dovuta, oltre che ad alcune caratteristiche organolettiche intrinseche, anche alla più giovane età del pollame in commercio.
Parte delle galline ovaiole invece sono ancora allevate in gabbia. Tuttavia questa metodica di allevamento verrà vietata a partire dal 2012 e gli allevatori consorziati di galline ovaiole che ancora usano le gabbie si stanno attrezzando per sostituirle entro la data prefissata.

Che cosa c’è nel mangime?

Il mangime è composto al 90% da cereali quali mais, grano, orzo, sorgo e soia. La percentuale varia in base alla tipologia e all’età dell’animale. Il restante 10% è composto da minerali quali carbonato e fosfato importanti per lo sviluppo osseo, da vitamine e oligoelementi e da oli vegetali o grassi animali fondamentali per il loro contributo energetico alla dieta. Inoltre recentemente, proprio come nell’alimentazione umana si fa spesso ricorso a erbe o lieviti anche in zootecnia si stanno sperimentando diversi prodotti naturali.

I mangimi contengono antibiotici?

No. Dal 1 gennaio 2006 è stato bandito nei mangimi l’uso degli antibiotici promotori della crescita. Gli animali come tutti gli esseri viventi si possono ammalare e in tal caso vanno ovviamente curati. L’impiego di farmaci sottostà alle prescrizioni del veterinario aziendale. I farmaci hanno tempi di sospensione, ossia non possono essere somministrati in prossimità della macellazione. Questa pratica è molto importante perché garantisce al consumatore la totale assimilazione del farmaco da parte dell’animale e quindi la garanzia dell’esclusione di residui di farmaci nelle carni. La cura degli animali non comporta rischi per il consumatore. La sicurezza che questa pratica venga rispetta è garantita dai veterinari del servizio sanitario pubblico che, sempre presenti nei macelli, con analisi a campione ricercano l’eventuale presenza di residui.

Che cosa succede in allevamento?


Ogni allevamento deve avere un codice rilasciato dalla ASL competente, la quale dopo visita ispettiva verifica la presenza delle condizioni che la legge impone per potere allevare. Gli allevamenti avicoli devono essere recintati e all’interno non devono essere presenti altri volatili. Ogni capannone deve avere il pavimento in cemento o in superficie lavabile, reti antipassero, mangiatoie e abbeveratoi sufficienti. L’allevamento deve essere dotato di silos per il mangime, di cella frigorifera per lo stoccaggio degli animali deceduti e di un effettivo programma di derattizzazione. Ad ogni immissione di pulcini il capannone deve essere pulito e disinfettato. Tra un’immissione e l’altra deve essere rispettato un periodo di vuoto sanitario la cui durata varia a seconda della specie allevata. I pulcini vengono immessi su lettiera nuova in ambiente riscaldato. I sistemi di alimentazione e abbeveraggio sono automatici. L’allevatore ispeziona gli animali almeno una volta al giorno e annota su apposito registro ogni movimentazione da e per l’allevamento. L’attività principale dell’allevatore quando gli animali sono in allevamento è di controllo e sorveglianza affinché siano garantite le condizioni di accrescimento migliori. Nell’allevamento moderno un ruolo centrale è svolto dal veterinario aziendale, il quale è responsabile della conduzione sanitaria. Spetta infatti a lui prescrivere trattamenti terapeutici in caso di insorgenza di malattie Prima di essere inviati al macello gli animali vengono ispezionati dal veterinario della ASL di competenza che certifica l’idoneità degli animali alla macellazione. Gli animali sono quindi costantemente monitorati e ogni ispezione viene annotata nel registro aziendale Per un ulteriore approfondimento invitiamo a leggere la sezione del nostro disciplinare relativa agli allevamenti.

Per far crescere così rapidamente i polli vengono usati ormoni?

No.
Gli ormoni sono vietati per legge. L’idea che agli avicoli vengano somministrati ormoni è pura fantasia che ha l’unico scopo di denigrare il nostro lavoro. La crescita degli avicoli da carne e dei polli in particolare dipende da una serie di fattori: pulcini sani e forti, rispetto del benessere e della biosicurezza negli allevamenti, mangimi sani e bilanciati. L’uomo da sempre ha cercato di migliorare le razze e i vegetali, selezionando gli elementi migliori e facendoli accoppiare tra di loro o innestando e incrociando le piante migliori. Questa e solo questa è la pratica che ha permesso di selezionare razze avicole da carne capaci di accrescimenti importanti. Gli allevatori per permettere agli animali di esprimere il loro potenziale devono garantire loro condizioni di benessere ottimali.

Nel mercato italiano sono presenti polli o tacchini provenienti dall'estero?

No. Le importazioni sono praticamente inesistenti. Il settore avicolo italiano, contrariamente al resto della zootecnia, è totalmente autosufficiente. Anzi, con le proprie produzioni riesce a soddisfare - oltre alla domanda interna - anche quella esterna.

È vero che le carni di pollame italiane sono tra le migliori nel mondo dal punto di vista qualitativo?

Sì. Le carni avicole di produzione italiana sono di qualità oggettivamente più elevata rispetto a quella media europea ed internazionale. Questa superiorità risiede: nella scelta, da parte dei nostri allevatori, di razze pesanti che offrono carni più mature e più gustose; nell'uso di alimenti ad alto contenuto nutrizionale: granturco anziché, ad esempio, sottoprodotti utilizzati in moltissimi allevamenti esteri, che danno luogo a produzione di carni di qualità e sapidità inferiori; nel minor contenuto di acqua delle carni (che da noi vengono raffreddate ad aria, anziché ad acqua come per lo più negli altri paesi, nei quali questa pratica fa sì che il pollame assuma acqua anche in quantità notevole, che è poi venduta come carne); nella già accennata integrazione produttiva completa, che consente alle aziende avicole di controllare direttamente e in modo completo l'intero ciclo produttivo fino alla logistica interna e distributiva culminante nella gestione di un'ininterrotta catena del freddo che collega gli stabilimenti con i punti di vendita; nella severità dei controlli ufficiali effettuati dai veterinari delle ASL, senza confronti con gli altri paesi europei.

Come si interpretano i codici stampati sulle uova?

Su ogni singolo uovo sono riportati i seguenti codici:

0IT 001 VR 000 A

Il primo numero indica la tipologia di allevamento (0=biologico, 1=all’aperto, 2=a terra, 3=in gabbia). Le prime due lettere indicano la sigla dello Stato di produzione delle uova (IT= Italia). Le seconde tre cifre indicano il Codice Istat del Comune di allevamento. Le seconde due lettere indicano la sigla della provincia di appartenenza (VR=Verona). Le ultime tre cifre indicano il Codice di Allevamento. L’ultima lettera è facoltativa e indica l’unità produttiva di deposizione.

Perché consumare locale?

Il Made in Italy è sinonimo e garanzia di qualità, in particolare l’eccellenza del settore alimentare è invidiata in tutto il mondo. Consumare carni avicole e uova italiane significa scegliere prodotti sottoposti ai rigidi e efficaci controlli dell’autorità pubblica italiana, significa scegliere prodotti provenienti da allevamenti all’avanguardia in tema di biosicurezza e di rispetto delle norme di allevamento non vincolanti i paesi extra europei.Il Piemonte è particolarmente vocato all’allevamento avicolo poiché gli allevamenti sono generalmente di piccole o medie dimensioni e dislocati quasi sempre a notevole distanza gli uni dagli altri. Queste condizioni sono particolarmente indicate per il rispetto delle biosicurezza e del benessere animale.

Sicurezza Alimentare - Norme UE le più rigide

Le norme UE sulla sicurezza alimentare sono le più rigorose del mondo. Il Parlamento chiede il rispetto anche per i prodotti importati e raccomanda l’indicazione dell'origine delle materie prime sulle etichette.

Adottando accogliendo con 547 voti favorevoli, 37 contrari e 49 astensioni la relazione di Maria Petre (Ppe/De, Ro), il Parlamento europeo accoglie con favore il processo di riflessione avviato dal Libro Verde della Commissione sulla qualità dei prodotti e osserva che le norme in materia di sicurezza e qualità alimentare dell’Unione europea "sono le più rigorose del mondo" e "rispondono a un'esigenza del consumatore europeo e rappresentano un mezzo per conseguire un valore aggiunto". Precisa inoltre che gli agricoltori dovrebbero avere "la possibilità di recuperare i costi legati al rispetto dei requisiti comunitari" che impongono un livello più elevato di sicurezza alimentare.

Il Parlamento auspica una semplificazione della normativa comunitaria e ritiene che, se un prodotto è conforme ai requisiti di sicurezza alimentare, "le norme in materia di commercializzazione «non debbano ostacolarne l’accesso al mercato per ragioni legate all’estetica, alla forma o alla dimensione".

Notando poi che i produttori europei si trovano esposti alla concorrenza internazionale per il processo di liberalizzazione dei mercati mondiali, il Parlamento osserva che ogni nuova disposizione può costituire uno svantaggio competitivo e ritiene necessario incrementare il coordinamento tra le autorità perché i prodotti importati siano conformi alle norme comunitarie con obbligo per i prodotti importati di rispettare gli stessi requisiti cui sono soggetti gli agricoltori europei.

Viene poi auspicata l’introduzione dell’indicazione obbligatoria del luogo di produzione delle materie prime attraverso un etichetta "che soddisfi l'esigenza dei consumatori di ricevere maggiori informazioni sull'origine del prodotto". Questo sistema dovrebbe essere esteso ai prodotti alimentari trasformati per i principali ingredienti e il luogo dell'ultima trasformazione, con l'introduzione di un marchio europeo di qualità: "Prodotto nell'Unione europea".

D'altro lato, i deputati esprimono preoccupazione "per l’influenza delle grandi catene di negozi sulla qualità generale dei prodotti alimentari europei" e chiedono agli Stati membri di promuovere la creazione di Farmer Market in cui i produttori offrano i loro articoli direttamente ai consumatori, "assicurando un prezzo equo per i prodotti di alta qualità".

I deputati sottolineano poi la necessità di istituire un'Agenzia europea per la qualità dei prodotti che collabori strettamente con l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e con le unità della Commissione responsabili della tutela della qualità alimentare, che sia competente anche per le richieste di Dop, Igp e Stg.

Maggiore tutela comunitaria e internazionale per Dop e Igp

Il Parlamento sottolinea che le indicazioni geografiche rappresentano "una garanzia di qualità che deve essere sostenuta" e auspica una semplificazione delle procedure di registrazione delle indicazioni e la riduzione del tempo per ottenerle.Chiedendo di incrementare la consapevolezza dei consumatori sulla differenza tra DOP e IGP, i deputati giudicano indispensabile incrementare la percentuale di cofinanziamento dell’Unione a favore dei programmi comunitari di informazione e promozione sui prodotti europei di qualità.

Più in generale, il Parlamento sollecita una migliore tutela dei nomi registrati, con un’armonizzazione legislativa e procedurale delle norme sull'applicazione della tutela contro la contraffazione o l'imitazione e chiede l’applicazione di rigorose sanzioni.

I deputati chiedono anche di rafforzare la tutela internazionale delle indicazioni geografiche. L'utilizzo improprio di tali nomi all'interno dei paesi terzi genera infatti confusione nei consumatori e mette a rischio la rinomanza dei prodotti originali.

Produzione biologica

La produzione biologica "rappresenta una delle maggiori possibilità di crescita dell’agricoltura europea" ed è necessario promuoverla attraverso appositi programmi. Per un miglior funzionamento del mercato interno dei prodotti biologici è necessaria l'indicazione del paese di origine sia per le materie prime sia per i prodotti trasformati .

Organismi geneticamente modificati

Il Parlamento chiede lla Commissione di prevedere criteri per iniziative in materia di qualità, ad esempio sistemi facoltativi di etichettatura "esente da Ogm" e la esorta a presentare una proposta legislativa per l'introduzione di un obbligo di etichettatura anche per i prodotti di origine animale - il latte, la carne e le uova - per la cui produzione vengono utilizzati animali alimentati con mangimi geneticamente modificati.

Origine dei volatili domestici

E' l'archeologia con le sue preziose scoperte che ci indica che già 8.000 anni fa circa, in alcune località della Cina venivano allevati polli.

Non ci è dato sapere se poi questi soggetti abbiano contribuito alla diffusione dell'attuale pollo domestico. Come fino a non molto tempo fa non vi era certezza se l'attuale pollo domestico fosse l'evoluzione di un'unica specie o di più specie. Ora, grazie a nuove tecniche di genetica molecolare possiamo affermare che la discendenza sia da attribuire al Gallo Rosso della Giungla (Gallus gallus bankiva), presente in tutto il Sud Est asiatico, dall'India al Giappone.

Anche il tacchino e l'anatra comuni hanno origine intorno al 2500 a.C., dal Messico il primo, dalla Cina la seconda, dove è rimasta confinata per secoli fino al Medioevo.

Le testimonianze archeologiche collocano invece la domesticazione dell'oca intorno al 1500 a.C., con origine sul delta del Nilo.

La faraona infine, proveniente dal continente africano, era già nota agli antichi Greci che la usavano per riti sacrificali. In seguito i Romani la diffusero che piacere per il palato. Scomparsa con la caduta dell'Impero Romano, venne riportata in Europa dai navigatori portoghesi, da territori limitrofi al golfo di Guinea.

La specie comunque che ha attirato maggiormente l'uomo è stata il pollo, in antichità oggetto di riti agli dei, utilizzato anche in gare con galli da combattimento, usanza che si trascina ancora ai giorni nostri. L'interesse per l'allevamento vero e proprio si è sviluppato però verso la metà del XIX secolo in Europa e in America del Nord, con una selezione improntata per scopi produttivi.

Non dimentichiamo anche gli allevamenti sorti già in quel periodo con l'attitudine di selezionare varie specie di uccelli per puro scopo ornamentale ed affettivo, molto in auge nei giorni nostri e motore di tantissime mostre e rassegne amatoriali.

Fonte bibliografica: Avicoltura e Coniglicoltura - Point Veterinaire Italie - 2008
Immagine Gallus gallus:
Summagallicana

Origine e caratteristiche degli uccelli

Protoavis Gli uccelli sono vertebrati omeotermi con il corpo rivestito quasi interamente da penne e costituiscono un insieme di animali molto omogeneo dal punto di vista anatomico ma fortemente differenziato per abitudini e capacità di adattamento.

E' sconosciuto come gli uccelli abbiano acquisito la capacità di volare, ma è sicuro che l'evoluzione delle varie specie in seguito alle abitudini acquisite abbia modificato gli arti anteriori sviluppando un'ampio sterno e una forte carena con potenti muscoli per consentire il volo.

E' opinione che gli uccelli derivino dai rettili e che si siano da loro differenziati già nell'era Mesozoica, circa 150 milioni di anni fa. Un'evoluzione lenta e continua ha permesso le varie differenziazioni e la nascita delle migliaia di specie oggi presenti.

Caratteristiche comuni delle scheletro, che conserva le caratteristiche dei progenitori, con alcune modifiche atte a permettere il volo. La locomazione è bipede, sugli arti posteriori modificati allo scopo.

Gli uccelli hanno in comune tra loro un intenso metabolismo, che produce un'elevata temperatura corporea (40-43°C), soprattutto nelle specie di piccola taglia.

ArchaeoraptorI piccoli di molti uccelli nascono privi di piume ed incapaci di nutrirsi, mentre altri, tipo i Galliformi e gli Anseriformi, al momento della schiusa sono già in grado di muoversi ed alimentarsi.

La durata della vita è anche molto varia, dai 10 anni circa di un passero fino agli oltra 70 dei corvi, passando dai 20-25 del pollo.

Contrariamente a quanto si possa credere, gli uccelli sono dotati di una notevole intelligenza, unita ad un elevato istinto di adattamento alle varie condizioni climatiche e territoriali. In natura possono essere stanziali, cioè si adattano in un determinato posto per rimanervi a vivere e nidificare, oppure migratori, capaci di percorrere lunghissime distanze in volo allo scopo di nidificare ed allevare la prole, per poi spostarsi nuovamente al cambiare della stagione.

Fonte bibliografica: Avicoltura e Coniglicoltura - Point Veterinaire Italie - 2008
Immagini: Theropoda